Le Origini
Si potrebbero quindi andare a cercare tali radici nell'epoca delle crociate , dal XI al XIII secolo, con le loro prime organizzazioni di aiuto umanitario e di assistenza, nelle grandi spedizioni e nella colonizzazione, che dal XIII al XVI secolo pongono le basi per una prima globalizzazione, culturale, economica e religiosa.
Un concetto come quello di mercato, che perde i connotati locali e si libera dai confini geografici alla fine del XVIII secolo, sulle ali delle teorie di Adam Smith, con la conseguenza di produrre la sensazione che il benessere collettivo sia procurato da quello individuale, mette bene in evidenza come anche a livello semantico il processo di cambiamento abbia accompagnato la storia dell'umanità, fino a giungere alle odierne interpretazioni.
Nel 1789 la Rivoluzione Francese sancisce il governo della borghesia come contestazione all'assolutismo monarchico, dichiarando solennemente i principi di libertà, uguaglianza e fraternità e sostenendo la separazione dei poteri dello Stato.
L'Ottocento
Con l'avvento del XIX secolo si incontrano le prime Missioni della Chiesa Cattolica, in cui i missionari cooperano, in massima parte dal punto di vista religioso, con le popolazioni del sud del mondo, in situazioni che comunque favoriscono piccole iniziative di sviluppo e che si pongono come riferimento importante per la futura cooperazione internazionale.
Dalla metà dell'ottocento in poi, proprio nell'epoca in cui Karl Marx divideva in due il mondo con gli scritti del Capitale, nascono la Croce Rossa Internazionale, a soccorso dei feriti di guerra, ed, in seguito, l'Organizzazione Caritas, per promuovere la testimonianza della carità cristiana.
Nel 1885 la Conferenza di Berlino regola ufficialmente la colonizzazione ed il commercio europei in territorio d'Africa, aprendo una fase in cui le potenze europee si spartiscono il continente africano. Questa fase verrà ricordata come lo “Scramble for Africa”.
Le Grandi Guerre e lo scenario mondiale
Con la fine della Prima Guerra Mondiale nasce la Società delle Nazioni, organizzazione internazionale deputata a mantenere la pace in Europa grazie alla riduzione degli armamenti ed alla ricerca di soluzioni alternative alla guerra. L'Organizzazione prevede anche la promozione della cooperazione internazionale in campo economico e sociale.
Il Patto della Società delle Nazioni rappresenta un primo passo - nonostante la successiva sconfitta del progetto che vide il mondo proiettato verso il Secondo Conflitto Mondiale - nell'ottica del superamento degli interessi egoistici dei Paesi Membri.
La Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta del 1936, di John Maynard Keynes, che rompe con la teoria classica del mercato auto-regolato ed introduce la figura dello Stato Regolatore – deputato ad intervenire politicamente qualora ci sia la necessità di stimolare la domanda - vede la luce appena prima che il mondo sprofondi nella Seconda Guerra Mondiale e fungerà come punto di riferimento per gli economisti per molti anni ancora, fino alla fine degli anni settanta.
La Carta Atlantica del 1941, firmata dal Presidente degli Stati Uniti Roosevelt e dal Primo Ministro Inglese Churchill, richiama il Patto della Società delle Nazioni ed afferma il diritto dei popoli a vivere liberi dal timore e dal bisogno, andando a porre le basi per la susseguente nascita dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nel 1945.
Intanto, nel Luglio del 1944, la Conferenza di Bretton Woods si propone di dettare regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati, iniziando a porre il dollaro come sistema di riferimento per la politica monetaria e l'oro per quello che riguardava le riserve nazionali.
Il piano di accordi prevede la creazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM), operativi dal 1946, quando cioè l'accordo è ratificato da un numero sufficiente di paesi.
L'FMI è finalizzato a garantire prestiti ai paesi in difficoltà economiche ed a mantenere l'equilibrio finanziario internazionale, la BM propone e sostiene piani di sviluppo nazionali.
Nel 1947 viene firmato il General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (GATT), con lo scopo di liberalizzare il commercio mondiale. La struttura creata si affianca all'FMI ed alla BM, e negli oltre quarant'anni di vita disciplina i rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e gli altri Stati, europei e non, aderenti all'accordo. Gli accordi negoziali si sono susseguiti nel corso degli anni, ognuno dei quali denominato “round”, con lo scopo principale di abbassare le tariffe doganali sul commercio.
La Ricostruzione e la divisione in blocchi
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, si richiama al contenuto della dichiarazione stilata all'indomani della Rivoluzione Francese e sancisce i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali e culturali di ogni persona.
Contemporaneamente si assiste ad un uno dei momenti più importanti nella storia della politica internazionale: viene varato il Piano Marshall per la ricostruzione dell'economia europea. Dettato dall'esigenza di favorire il rilancio dell'economia Usa in un momento di forte depressione, il piano, con i suoi circa 17 miliardi di dollari di investimento, rappresenta il più grande programma di cooperazione mai attuato.
Nel 1949 Truman, nel suo discorso inaugurale, definisce lo sviluppo come il miglioramento economico, ossia l'aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL), e divide il mondo in paesi sviluppati e non. Dal quarto round di Ginevra (1956) si ha la prima definizione delle strategie del GATT nei confronti dei paesi in via di sviluppo partecipanti all'accordo. Dal 1995 il GATT è sostituito dalla World Trade Organization – Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
Dal 1949, con la nascita della NATO e del COMECON, si delineano due blocchi ben delineati e contrapposti. Da una parte gli Usa e i paesi europei, organizzati economicamente nell'Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE) e difensivamente dall'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). Dall'altra l'URSS ed i paesi di influenza sovietica, organizzati economicamente dal Consiglio per la Mutua Assistenza Economica (COMECON) e militarmente, dal 1955, con il Patto di Varsavia.
A livello politico, nel 1949 il Trattato di Londra fonda il Consiglio d'Europa. Il Consiglio è un'organizzazione internazionale deputata, inizialmente, a tutelare i diritti dell'uomo e la democrazia parlamentare, nonché a garantire il primato del diritto ed a favorire l'armonizzazione delle pratiche sociali e giuridiche per il riconoscimento di una identità europea. Dal 1989 in poi la mission si modifica nell'ispirazione di un modello politico per le democrazie post-comuniste d'Europa e nell'attuazione di riforme che favoriscano i diritti dell'uomo, la democrazia, l'educazione, la cultura e l'ambiente. Dal 1993 il Consiglio si pone come garante della sicurezza democratica, dalla quale possono discendere la pace e la stabilità del continente. Dal 1997 le attività si dividono in 4 settori: democrazia e diritti dell'uomo, coesione sociale, sicurezza dei cittadini, valori democratici e diversità culturale.
Primi passi verso la moderna cooperazione internazionale
Dal 1951 in poi si sviluppano i gemellaggi tra città, come mezzo di conoscenza e cooperazione fra comuni e località vicine, in primo luogo, e in seguito come precedente per la nascita dell'idea della cooperazione decentrata, una volta che gli scambi si siano allargati all'intera Europa o - come successo dopo la fase di decolonizzazione dell'Africa - a gemellaggi tra realtà del Nord e del Sud del mondo.
Nel 1951, con il Trattato di Parigi, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo costituiscono la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), con lo scopo di condividere la produzione dei due materiali. Gli Stati si tutelano contro il pericolo di un riarmo segreto ed insieme gettano le basi per quella che sarebbe quarant'anni più tardi diventata l'Unione Europea. Con il Trattato di Roma nascono ad inizio 1958 la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell'Energia Atomica (EURATOM), con l'obiettivo di consolidare i rapporti economici e coordinare i programmi di ricerca sull'energia atomica tra i membri partecipanti.
Nel 1960 l'ONU dichiara l'indipendenza dei paesi coloniali. Negli anni a venire si inizia a parlare di Neo-colonialismo, non più diretta influenza strategico-militare ma relazioni economiche, finanziarie e commerciali tese a mantenere forme di controllo su territori chiave per la contrapposizione tra Est e Ovest.
Con il Concilio Vaticano II la Chiesa si apre “alla lettura dei segni dei tempi”, ponendo essa stessa in discussione e offrendosi come possibile garante di un processo di sviluppo che assicuri il rispetto della dignità di tutti gli uomini.
E' l'alba della contestazione giovanile e dei profondi cambiamenti sociali a livello mondiale.
La situazione geo-politica che viene a determinarsi in questo decennio vede sorgere da un lato le Organizzazioni di aiuto di base, per supportare i missionari in Africa una volta che, raggiunta da gran parte degli Stati l'indipendenza, viene meno l'assistenza coloniale, dall'altro lato, vede nascere un altro tipo di Organizzazioni di aiuto, che supportano i movimenti rivoluzionari di liberazione nei paesi ancora in lotta, composto principalmente da appartenenti ai settori universitari, ai sindacati, alle forze politiche di sinistra.
Da questi due filoni principali nascono e si sviluppano le Organizzazioni Non Governative (ONG) nei loro primi 20 anni di vita. Il termine ONG è enunciato nell'art.71 della Carta costituzionale dell'ONU dove si prevede che il Consiglio Economico e Sociale possa consultare "organizzazioni non governative interessate alle questioni che rientrano nella sua competenza".
Verso la fine degli anni 60 nascono le Federazioni, primi raggruppamenti di ONG.
Un nuovo rapporto tra Nord e Sud
Nel 1964 nasce in seno alla Conferenza delle Nazioni Unite il Movimento dei Non Allineati, paesi che si considerano appunto non allineati con le principali potenze mondiali e che dichiarano la loro opposizione al colonialismo, l'imperialismo ed il neo-colonialismo.
Nel 1969 nasce in Olanda la prima bottega del Commercio Equo e Solidale, un approccio alternativo al commercio internazionale che si propone di mantenere una situazione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione. Si diffonde rapidamente nel Nord Europa.
Il Development Assistance Committee propone per la prima volta di destinare lo 0,7% del PIL all'aiuto allo sviluppo dei paesi in difficoltà. Questa cifra viene poi riconfermata in tutte le conferenze ONU.
Nel 1972 il Club di Roma, associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d'affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato di tutti e cinque i continenti, con il suo “Rapporto sui limiti dello sviluppo” mette in evidenza l'impossibilità di estendere lo sviluppo occidentale a tutti i popoli, pena la stessa sopravvivenza del pianeta, ed anticipa concetti che solo negli anni a seguire diventeranno centrali nei dibattiti sull'argomento.
Il numero di ONG inizia a crescere in maniera esponenziale e spesso anche disordinata, giungendo in alcuni casi al paradosso di ONG che, a causa dei finanziamenti pubblici che sostengono i progetti, divengono esecutrici di progetti statali e perdono la vocazione “non governativa” che le contraddistingueva alla nascita.
Con la crisi petrolifera del 1973 e le guerre in Medio Oriente si impenna il prezzo del petrolio ed aumentano i capitali investiti in crediti destinati ai paesi in via di sviluppo, spesso sotto regimi dittatoriali che non ne favoriscono l'impiego per un effettivo sviluppo, con la conseguenza dell'aumento esponenziale del debito per i paesi del sud del mondo.
Le economie più potenti del mondo si incontrano per il primo summit a 5 (Usa, Giappone, Germania, Inghilterra e Francia), è il primo G5, precursore di quello che è l'odierno G8 (in cui confluiscono Russia, Canada e Italia).
Con la fine degli anni '70 vanno in crisi le economie americana ed europea, così come va in crisi la teoria Keynesiana. Si fanno strada i concetti di privatizzazione, riduzione dello stato e limitazione progressiva del welfare state, si inizia a parlare di politiche neo-liberiste.
I paesi in via di sviluppo si trovano nell'impossibilità di restituire i prestiti accordati, la Banca Mondiale mette in atto i Piani di aggiustamento strutturali e le Strategie di assistenza. Le politiche di sviluppo hanno conseguenze negative sul divario tra Nord e Sud, che aumenta a dismisura fino a far parlare del “decennio dello sviluppo perduto”.
Si fa strada il concetto di Partnerships, alleanza tra istituzioni del nord e del sud per il raggiungimento di obiettivi condivisi. Si iniziano a creare organizzazioni non governative anche nei paesi in via di sviluppo.
Le priorità dagli anni '80 ad oggi
Con la fine della Guerra Fredda il blocco occidentale si apre alla ricerca di nuovi mercati, in nome della democratizzazione del pianeta e del liberalismo economico. Le dimensioni globali e locali si inquadrano come le due facce della stessa medaglia, si fa attuale il concetto di “glocalizzazione”, il fondamento di ogni società è, e rimane, la comunità locale.
I neonati soggetti del Sud, associazioni ed ONG, rivendicano il loro ruolo, finora schiacciato dall'intervento delle organizzazioni provenienti dai paesi più sviluppati. Sono anni di confusione e di conflitti, crescono nelle popolazioni povertà ed insicurezza.
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) elabora un concetto di sviluppo umano che non sia legato solo alla voce del Prodotto Interno Lordo. Attraverso l'ISU (Indicatore di Sviluppo Umano) si prendono in considerazione parametri come l'alfabetizzazione e la speranza di vita per valutare la qualità della vita nei paesi membri. Lo sviluppo diventa l'aumento delle opportunità e delle capacità delle persone.
Già dal 1985 si consolida la fase degli Aiuti Umanitari, la cooperazione tende a dividersi tra sviluppo e risoluzione delle emergenze. Le organizzazioni esecutrici di tali progetti di intervento acquistano molta visibilità. Le grandi conferenze delle Nazioni Unite determinano di volta in volta le priorità di intervento, sensibilizzando ed accrescendo il livello di educazione allo sviluppo nei paesi donatori.
Nel 1992, con il Trattato di Maastricht, la Comunità Europea diventa Unione Europea (UE). In tema di cooperazione si cercano soluzioni “coordinate ed ispirate alla coerenza”, per quanto forti rimangano gli interessi dei singoli governi a non rinunciare alle proprie prerogative.
Si fanno strada il concetto di “governance”, come decentramento e partecipazione al potere da parte delle istituzioni locali, che sostituisce quello di controllo statale del potere, ed il concetto di “sussidiarietà”, che obbliga a prendere decisioni consultando i livelli organizzativi più bassi. Ancora il concetto di “potere locale”, che prevede partecipazione e responsabilizzazione degli attori locali, e quello di “empowerment”, ovvero il mettere le persone in condizione di organizzarsi e gestire i propri processi e le proprie risorse.
La cooperazione si fa anche Cooperazione Decentrata.
In Italia la legge n.49 del 1987 assegna un possibile ruolo nella cooperazione anche a Regioni, Province ed Enti locali.
A livello internazionale, le Nazioni Unite promuovono concetti collegati alla pace ed alla stabilizzazione dei numerosi conflitti in atto, “An Agenda for Peace” introduce nella cooperazione internazionale i concetti di preventive diplomacy, peacemaking, peace-keeping e peace-building. Dal 1995 in poi anche il concetto di peace-enforcement.
Oltre quindi ai succitati concetti di sviluppo e di emergenza, la cooperazione acquisisce anche quello di pace, tra gli obiettivi strategici.
Dal 1995 la Banca Mondiale introduce i Poverty Reduction Strategy Paper (PRSP), che vanno a sostituire i piani di aggiustamento strutturale. Si parla di partecipazione e di coinvolgimento delle aree periferiche nei piani di sviluppo nazionali.
Nel 1997 il Nobel per la Pace viene conferito alla Campagna Internazionale per il Bando delle Mine Antiuomo, una ONG americana, e nel 1999 a Medici Senza Frontiere, una ONG umanitaria che prevede assistenza medica e soccorso sanitario nelle zone del mondo ove non sia garantito.
Nel 1999 a Seattle fanno la loro prima apparizione i movimenti no global.
Nel 2000 viene adottata dalle Nazioni Unite la Dichiarazione del Millennio e gli stati membri si prefiggono gli 8 Obiettivi strategici per lo Sviluppo, da raggiungere prima del 2015.
La questione della riduzione del debito per i paesi più poveri del mondo viene sostenuta dall'iniziativa Heavily Indebted Poor Countries (HIPC), portata avanti congiuntamente dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, mentre il movimento per la cancellazione del debito, sostenuto da diverse ONG, richiede misure ancora più incisive.
Dopo i fatti di Settembre 2001, e le conseguenze sull'assetto mondiale, la cooperazione internazionale vede aggiungere ai concetti di sviluppo, emergenza e pace, anche quello di sicurezza, che diventa la parola d'ordine del nuovo millennio. |