La situazione economica del paese appare abbastanza buona: il PIL pro-capite è di circa 7.000 dollari all'anno (fonte MAE); l'economia è discretamente fiorente grazie all'esportazione di petrolio, gas, carbone, smeraldi, caffè, fiori, e - caso raro per l'America Latina - la Colombia ha un basso indebitamento estero. Recentemente, la Colombia è stata indicata come secondo miglior Paese all’estero dove effettuare investimenti dalla World Bank. Tuttavia, la Colombia è un paese con incredibili disuguaglianze, in cui 8 milioni di persone (20%) vivono nella povertà estrema, e in cui il reddito del 10% più ricco è 133 volte superiore a quello del 10% più povero (fonte FMI). Il paese da decenni è straziato da una interminabile guerra civile. Infatti, nel paese, primo produttore mondiale di cocaina e terzo di eroina, il traffico di stupefacenti, oltre ad arricchire i potenti cartelli, alimenta anche il conflitto interno del Paese. I gruppi paramilitari delle Auc (Autodifese Unite della Colombia), i guerriglieri marxisti delle Farc (Forze Rivoluzionarie della Colombia) e dell'Eln (Esercito di liberazione nazionale), tutti, in misure diverse, ammettono di servirsi del commercio illegale di coca per le proprie cause. Inoltre, la Colombia viene spesso percepita come un paese teatro solo di violenza e traffico di stupefacenti, con una economia povera e arretrata. Questa visione stereotipata, spesso promossa dai mezzi di comunicazione di massa, si è ormai consolidata nella pubblica opinione. Questa percezione, il più delle volte non suffragata da alcun elemento razionale, causa la perdita di ingenti flussi di capitali dal turismo, dagli investimenti esteri e dalle esportazioni.
Il Paese è dotato di una rete infrastrutturale all’avanguardia e di un sistema di trasporti urbani moderno ed ecologico; dispone di un’ampia classe media ben istruita e benestante. Va inoltre dato merito al Governo Uribe di aver notevolmente migliorato il livello di sicurezza nel Paese, con un drastico calo dei sequestri e degli omicidi negli ultimi anni e di aver combattuto efficacemente i cartelli.
Dai primi anni 80, la politica dello Governo Colombiano, sostenuta dal Governo USA, per combattere le droghe e le coltivazioni illecite si è focalizzata nella militarizzazione del territorio e nella fumigazione aerea con erbicidi. Questa politica, sebbene sia stata criticata da ambientalisti, organizzazioni sociali e comunità residenti, costituisce tuttora la strategia principale del “Plan Colombia” contro il narcotraffico ed il terrorismo
I più svantaggiati da tale situazione sono senz’altro i campesinos, che si trovano sotto il fuoco incrociato delle varie fazioni in lotta. Il numero dei desplazados in Colombia oscilla tra il milione e 700mila e i due milioni, tutti contadini costretti alla fuga dalle violenze e dai massacri, attuati dai gruppi paramilitari e dalle guerriglie.
Vaste aree del paese sono nelle mani dei movimenti guerriglieri, dei narcotrafficanti e dei gruppi paramilitari. In teoria, tutte le fazioni si batterebbero a contro l'ingiustizia sociale e l'assenza di una radicale
riforma agraria; in realtà la vita dei campesinos è quanto mai insicura e povera in tali aree.